Criminal: il crime di Netflix ambientato nella stanza degli interrogatori

Criminal – La nuova serie targata Netflix è un crime innovativo, con un nuovo modello narrativo, per molti versi, diverso dagli altri del genere; gli elementi di novità sono principalmente due: l’ambientazione e il modello di sviluppo della trama.

Di fatti, ogni episodio inizia, si svolge e termina all’interno – o quasi – della stanza degli interrogatori ed è incentrato sulla dialettica psicologica tra inquirente/sospettato. La suspense è tipica del genere thriller, e ogni episodio è auto-conlcusivo, perchè la soluzione è lì, alla fine delle domande incalzanti. Bisogna solo attendere la fine, anche se la soluzione all’indagine non è proprio scontata.

Dietro il “finto specchio” è la sala degli interrogatori


Criminal è in realtà una serie declinata in quattro miniserie, perchè il concept resta lo stesso, ma varia l’ambientazione complessiva: ogni miniserie si svolge in un diverso paese europeo, rispettivamente nel Regno Unito, in Spagna, in Francia e infine in Germania.

L’Italia dunque manca, ed è un vero peccato!

Ad ogni modo, l’idea di fondo è piuttosto semplice, e cioè quella di raccontare gli interrogatori di polizia che si svolgono nel momento decisivo; il confronto si svolge entro un ristretto periodo di tempo ed è finalizzato a far crollare il sospettato. Ma la conclusione non è scontata, e la linea di distorsione temporale è condizionata da frequenti flashback. Eppure, non sembra che ci sia un prima, o un dopo: tutto nasce, si svolge e si conclude nei tre ambienti comunicanti: la stanza degli interrogatori, la stanza gemella che si affaccia sulla prima attraverso “il finto specchio” e il corridoio esterno, che collega gli altri due ambienti.


Ecco di seguito il trailer ufficiale:

Trailer Criminal

Quanto al cast, bisogna evidenziare che c’è una componente fissa composta dagli attori che interpretano i poliziotti, e una seconda invece variabile: il sospettato cambia in ogni episodio ed è questi che di fatto condiziona la trama della puntata. Del resto, la recitazione deve essere convincente, proprio perchè i “disturbi” scenici e gli elementi esterni di contorno mancano. C’è solo l’essenziale, tutto è incentrato sui dialoghi, sulle espressioni facciali, sulle pause e sui ritmi di scena: dagli interpreti dunque dipende la riuscita delle puntate; gli episodi peraltro non presentano in linea di massima legami di trama l’uno con l’altro, ad eccezione di un sottile filo conduttore che mette in relazione le vicende personali dei poliziotti di ogni distretto.

Criminal pare dunque un esperimento riuscito: per la prima volta pone in relazione i diversi comparti Netflix delle varie nazioni coinvolte: raccoglie i prodotti di diversi paesi europei sotto un’unica struttura espressiva, una specie di cornice comune. Criminal è pertanto una serie coraggiosa, ben sviluppata, nonostante l’ambientazione claustrofobica. Essa apre in realtà a una nuova prospettiva narrativa sul mondo criminale, perchè incentrata sul profilo psicologico; ed è questo l’aspetto più interessante perchè è il più essenziale, il più importante, come per ogni storia “gialla” che si rispetti.

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