Recensione del film ‘The Judge’ con Robert Downey Jr. e Robert Duvall


Scena tratta dal film The Judge

‘Italialegge’ recensisce oggi The Judge, film diretto da David Dobkin, con protagonisti Robert Downey Jr. e Robert Duvall. Il motivo della recensione? È prevedibile, consigliarne la visione; e ciò malgrado la pellicola non abbia ottenuto un parere del tutto favorevole da parte della critica. In realtà, questo legal thriller è nel complesso un buon prodotto, e non importa se, quando è stato distribuito nel 2014, non abbia suscitato particolare clamore e riscontro di pubblico. Del resto, la trama è nient’affatto banale, ed è trainata dal carisma del mai scontato Robert Downey Jr.

L’attore, ormai conosciuto quasi esclusivamente per le sue prodezze da eroe tecnologico in Ironman e per aver interpretato niente di meno che Sherlock Holmes, veste in quest’occasione i panni di Henry ” Hank” Palmer, un avvocato di successo, con un rapporto coniugale ormai in crisi, e un passato che si è lasciato, senza neanche troppi rimorsi – ma forse qualche rimpianto – alle spalle. Un ruolo nient’affatto secondario è anche quello affidato a Robert Duvall, il giudice (The Judge appunto, da cui è tratto il titolo del film), che è anche il padre di Henry. Per interpretare questo personaggio, in realtà, furono inizialmente presi in considerazione – a quanto pare – Jack Nicholson e Tommy Lee Jones, ma poi il ruolo è stato affidato a Duvall. Una scelta azzeccata e apprezzabile: l’interpretazione di Duvall non è affatto malvagia, anzi rende il personaggio credibile e, in qualche scena, finanche  in grado di superare in pathos e carisma anche Ironman/Sherlock.

Forniamo prima qualche dato.

La pellicola, scelta come film d’apertura del Toronto International Film Festival del 2014, è stata distribuita nelle sale cinematografiche statunitensi a partire dal 10 ottobre 2014, e in quelle italiane dal 23 ottobre.

Ecco un cenno alla trama.

La morte improvvisa della madre, costringe Henry Palmer a ritornare, suo malgrado, nella città dov’è cresciuto, ossia in una piccola cittadina dell’Indiana. Egli si ritrova così immerso nel ménage familiare dal quale è scappato ormai da un pezzo, non tanto per il rapporto con i suoi fratelli, ma per colpa del padre: il vecchio e severo giudice, con cui Henry è da sempre in conflitto. Da sempre, a eccezione forse dell’infanzia. Ed ecco l’evento che innesca la miccia della trama: dopo il funerale della madre, il padre è sospettato di omicidio stradale. Pare che il giudice abbia investito, uccidendolo, un uomo appena uscito di galera, un galeotto che egli stesso aveva condannato anni prima. La storia in verità è più complessa: il giudice aveva inizialmente concesso una chance al farabutto, tale Mark Blackwell. Vent’anni prima l’aveva infatti condannato a trenta giorni di reclusione dopo che Blackwell  aveva minacciato l’allora fidanzatina, Hope Stevens, con una pistola. Una volta scontata la pena, però, egli era tornato dalla ragazza e l’aveva affogata in uno stagno vicino casa. Seguì la condanna a venti anni di reclusione da parte di Joseph. Un errore questo che il quale il giudice non s’era, forse, mai perdonato.

L’evoluzione del processo è ricca di colpi di scena e di rivelazioni non scontate che ne giustificano senz’altro la visione. Questi i motivi, oltre alla solita ironia – o forse dovrebbe dirsi irriverenza – di Robert Downey Jr., rendono interessante seguire anche il conflitto generazionale, di amore/odio, tra padre e figlio.  Come finirà la storia? Non resta che scoprirlo!

“La tomba di sua moglie è distante 15 metri da quella di Hope. Non avrò tanta strada da fare per pisciare sopra a entrambe.”

Le parole di Mark Blackwell, il galeotto ucciso nell’incidente stradal

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