Recensione di “Km 123” – Andrea Camilleri, edito da Mondadori, 2019

Km 123, immagine di copertina
  • Titolo libro: Km 123
  • Autore del libro: Andrea Camilleri
  • Genere: Gialli, Noir, Thriller
  • Categoria: Narrativa Italiana
  • Casa editrice: Mondadori
  • Anno di pubblicazione: 2019
  • Valutazione: quattro stelle e mezza

Andrea Camilleri celebra i novanta anni de “Il Giallo Mondadori” con un inedito, “Km 123”, che recensiamo oggi a Italialegge dopo averlo letto, quasi tutto d’un fiato, in circa due giorni. Sì, perché la fluidità dei dialoghi e il fascino della trama non lasciano scampo: coinvolgono a tal punto che bisogna arrivare fino alla fine per scoprire quale sia la soluzione all’enigma. Sì, insomma, per comprendere come sono andati realmente i fatti. Anzi, occorre dirlo, pare assistere, più che alla narrazione di una storia di fantasia, al compiersi di vicende reali, che stanno accadendo davvero, proprio lì, mentre si legge: alla materializzazione delle scene e dei personaggi davanti agli occhi.

Cinque disperati sms introducono la vicenda di Ester, innamorata di Giulio, un facoltoso imprenditore edile, che non può tuttavia rispondere all’amata perché – come Ester scoprirà presto – è ricoverato in ospedale a causa di un grave incidente automobilistico, occorso sulla Via Aurelia, verso Roma, al km 123 appunto. E proprio a causa di quei messaggi, Giuditta, moglie di Giulio, scopre che Ester – di cui fino a un attimo prima non sapeva nulla – è in realtà l’amante del marito. Intrighi d’amore e gelosia, insomma; ma, sia chiaro, non è l’incipit di un romanzo rosa: tutt’altro… km 123 è un romanzo giallo a tutti gli effetti, che rispetta infatti i canoni tradizionali del genere, o meglio, li rispetta sotto il profilo della trama: già, perché, in realtà, si tratta di un romanzo sui generis, dal momento che è incentrato quasi esclusivamente sui dialoghi: e cioè sulle conversazioni, le confessioni a telefono, i ragionamenti fra i personaggi. Dialoghi dai quali emerge la fitta trama di segreti, tradimenti, colpi di scena… e un omicidio. Come è giusto che sia, c’è anche un omicidio. La storia disvela innanzitutto che il violento tamponamento in cui è stato coinvolto Giulio, grazie alla dichiarazione di un testimone, costituisce in realtà un tentativo di omicidio. Circostanza questa che comporterà il passaggio della pratica dagli uffici dell’assicurazione a quelli del commissariato.

E così che Andrea Camilleri crea un vero e proprio cammeo; già, perché le circa 150 pagine scorrono via in fretta, fluidamente, e creano un piccolo gioiello, impreziosito da humor e mistero. Quasi una commedia degli equivoci in cui l’autore sembra giocare con il lettore – oltre che con gli stessi personaggi – per lasciare le tracce, pagina dopo pagina, di quella che è la verità nascosta in fondo al tunnel…. o dovremmo dire, celata in fondo alla scarpata.

Eppure, la caratteristica trama intessuta quasi esclusivamente di dialoghi, è, al tempo stesso, punto di forza della storia e anche limite della stessa. Be’, perché non c’è altra azione nel racconto se non quella filtrata dai dialoghi dei personaggi, o che si ricava in maniera diretta, da: documenti, articoli di giornale, trascrizioni di sms, e-mail, verbali del commissariato. Dal che, si ha l’impressione che Camilleri abbia voluto immedesimarsi così tanto nella storia, da voler egli stesso, volta per volta, interpretare i singoli personaggi: Ester, l’amante, Giulio, l’imprenditore, e tutti gli altri, l’assicuratore, l’ispettore… Questa, tuttavia, è l’unica prospettiva: un punto di vista multiforme, ma pur sempre un punto di vista “interno” alla storia; non c’è un narratore vero e proprio, e perciò non c’è spazio per la descrizione “esterna” di azione e fatti. Non c’è, in altre parole, spazio per la voce dello scrittore, se non quella che trapela – indirettamente – dalle parole pronunciate dagli attori di questo dramma/commedia;  ma ciò, in ultima analisi, costituisce evidentemente una scelta stilistica dell’autore: una scelta ricercata e perseguita fino alla fine e, in quest’ottica, senz’altro riuscita.

Ne deriva uno sguardo critico e graffiante, uno spaccato della realtà alto-borghese romana, fotografata con vivido realismo, per bersagliarla, con umorismo e arguzia, nei suoi aspetti più caratteristici, nei vizi e, soprattutto, negli effetti che generano l’infedeltà coniugale e la gelosia. Un giallo – manco a dirlo – di qualità, che pur allontanandosi, in qualche modo, dagli stereotipi stilistici cui Camilleri ha abituato il lettore, non tradisce l’obiettivo perseguito: squarciare il velo d’ipocrisia che ricopre la società, per spingere a una lucida riflessione sulle debolezze e sulle “bassezze” degli uomini. Il tutto condito dal più classico degli stratagemmi del giallo: fornire una serie indizi e disseminarli qua e là nella storia, in modo da condurre chi legge a formulare le ipotesi più disparate per ricercare la soluzione, svelata solo alla fine, con un epilogo inaspettato, eppure, in qualche modo, preannunciato.

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