La versione di Fenoglio, di Gianrico Carofiglio: un ‘non-poliziesco’ con ‘un non-finale’

L’incontro occasionale di due personaggi appartenenti a generazioni e contesti diversi, quasi contrapposti: Giulio, un ventiquattrenne che non sa che percorso intraprendere e quale senso dare alla sua vita, e Pietro Fenoglio, un maresciallo alla fine invece della sua strada, e della carriera.

Diffida dalle storie in cui chi racconta è il protagonista e l’eroe, dunque diffida da quello che ti ho raccontato io.

Dal romanzo ‘La versione di Fenoglio

La versione di Fenoglio
, di Gianrico Carofiglio – Edito da Einaudi. Stile libero big – 170 pagine

Il romanzo è un amalgama, quasi un compendio di storie sconnesse, episodi polizieschi, in cui centrale è il metodo investigativo più che la vicenda umana sottesa. In realtà, a un esame più attento, la storia è unica: quella della carriera del melanconico e singolare maresciallo Fenoglio. Così, più che una narrazione con una vera e propria trama in svolgimento, il romanzo è la sintesi dell’incontro fra due personaggi, incontro che diventa tuttavia subito un percorso intimo, al tempo stesso, di riabilitazione e di crescita. È in questa prospettiva che si svolgono gli appuntamenti quasi quotidiani fra i due, il giovane e l’attempato carabiniere, nel reparto di Ortopedia: sotto la guida e le indicazioni della fisioterapista, Bruna, donna del mistero, eppure affascinante, verso cui Fenoglio manifesta una timida attrazione, quasi fosse alla prese con le prime cotte adolescenziali. Ed ecco che gli esercizi di fisioterapia costituiranno, in maniera accidentale e inaspettata, il modo per unire i due mondi contrapposti, sconosciuti, quello di un giovane in cerca di una guida, di una visione compiuta sull’esistenza, e quello di un uomo maturo, che trae giovamento e vigore da questo suo ruolo, per molti versi, paterno, di mentore erudito ed equilibrato. Nasce così un rapporto che diventa via via più confidenziale, e si trasforma in una vera, e improbabile, amicizia. Ed è anche il modo per Fenoglio di ripercorrere  alcune delle esperienze più singolari e avvincenti della sua lunga carriera d’investigatore: un inquirente sempre fuori dagli schemi. Giulio, dal canto suo, è attratto da questo misterioso eppure variegato universo di storie, in cui, pagina dopo pagina, prende forma l’identikit di un eroe imperfetto, che si mostra, in realtà, sempre riluttante rispetto alla propria vocazione (vedi citazione in corsivo supra). Ne deriva così anche uno strumentario, per il ragazzo, attraverso il quale stabilire il criterio per decifrare la realtà: un metodo che, dalle indagini, giunge a elaborare un sistema più generale, che esalta, per un verso, il valore del dubbio e dello spirito critico e, dall’altro, il dominio della volontà sul nonsense della vita.

Trama

Il maresciallo Pietro Fenoglio, uomo melanconico e carabiniere sui generis, segue una prolungata sessione di fisioterapia in seguito a un’operazione all’anca: trascorrerà il tempo dedicato ai suoi esercizi con Bruna, l’affascinante fisioterapista, e con Giulio, un ragazzo in terapia pure lui, dopo un brutto incidente stradale. Gli incontri occasionali daranno la stura per un dialogo profondo che spingerà i due, il maresciallo e il giovane, a raccontarsi, e a creare le basi per un’amicizia e una intesa di spiriti affini, che si nutrirà dei racconti e delle riflessioni di Fenoglio.

Recensione

A ritrovare La versione di Fenoglio, l’ultimo libro di Gianrico Carofiglio, pubblicato da Einaudi il 19 febbraio 2019, in vetta alle classifiche dei libri più venduti, la prima osservazione che potrebbe compiersi è la seguente: ah, ecco, un altro romanzo poliziesco che arriva a scalare le classifiche in così poco tempo. Eh, come ha fatto? In realtà, le versione di Fenoglio è un poliziesco fuori dagli standard definitori, è tutt’altro che ordinario: certo, al suo interno si ritrovano vicende da crime-story, ma si è ben lontani dalle atmosfere e dalle trame alla Scerbanenco, insomma dal giallo puro, nel senso tradizionale e classico del termine. Anzi, a dire il vero, nel romanzo non si scorge una vera e propria trama, se non quella che descrive l’evoluzione del rapporto di frequentazione tra i due personaggi principali, lo strano maresciallo, Fenoglio appunto, e il giovane, quasi stralunato, Giulio. La vicenda dei due peraltro comincia in sordina e termina allo stesso modo, con un profilo talmente basso che il lettore, in qualche modo, rimane sorpreso, e pure disorientato dal non finale.

La scrittura di Carofiglio tuttavia è fluida e semplice; il che rende molto agevole il processo di immedesimazione: e ciò consente di guardare il mondo con gli occhi del maresciallo. Si potrebbe definire un punto di vista privilegiato, quello di un investigatore che ripercorre le indagini più importanti della sua carriera. Uno sguardo nel passato eppure senza un chiaro filo logico o temporale; così, alla fine, sembra che tutto si riduca a questo: alla descrizione di un’esperienza umana, quasi melanconica, senza un sprizzo di vita verso il futuro, se non lo spiraglio luminoso offerto dall’amicizia con Giulio e qualche altro piccolo bagliore nel buio. Per il resto, tutto rimane, in un certo senso, superficiale e oscuro, soprattutto se si considera che la vicenda è, appunto, scevra da colpi di scena, priva di una climax narrativa: e, nondimeno, permangono molte perplessità sulle motivazioni stesse del racconto – l’idea che c’è alla base della narrazione – e sulla profondità dei personaggi, soprattutto di quelli secondari.

A differenza del maresciallo Fenoglio, infatti, Bruna e Giulio – che potrebbero definirsi gli altri due protagonisti – risultano adombrati in una prospettiva esterna, insomma fissi in un quadro superficiale: appena incisi dall’interesse descrittivo e dall’esame psicologico della narrazione.

E anche i lunghi dialoghi tra Giulio e il maresciallo rilevano un’attenzione solo verso il protagonista, Fenoglio appunto, mentre il giovane, al contrario, risulta quasi sempre nella penombra: manca l’accuratezza del profilo umano; così la cortina di timidezza che sembra nascondere la vera personalità del ragazzo finisce per essere, appunto, solo fumo, senza sostanza: la timidezza e l’insicurezza giovanile finiscono per diventare gli unici tratti caratteriali di Giulio. Oltre alla passione per la lettura e per la cultura in generale. Passione che, appunto, lega Giulio a Fenoglio. Oltre a questo profilo, Giulio, ma anche Bruna, hanno senso solo in ragione delle narrazioni del maresciallo, e cioè per dare risonanza alle riflessioni dell’inquirente sul metodo investigativo e, di riflesso, su tutto il resto: gli acciacchi e l’età che avanza, le donne, la vita stesso e il suo significato.

D’altronde Fenoglio parla solo al “singolare”, cioè solo di sé e delle sue esperienze. E così, in fondo, risulta un personaggio isolato, oltre che tendente alla melanconia, e che non deve superare alcuna prova. Di conseguenza non c’è suspense, non un crescendo. È tutto così tremendamente piatto. Egli, poi, nonostante sia attratto da Bruna, non compie alcuno slancio emotivo nei confronti di questa, sebbene, poi, a un certo punto della narrazione, sembri aprirsi uno scenario più ampio, ma è solo uno squarcio nel silenzio della trama. Solo questo.

Anche le indagini di Fenoglio – ad eccezione di qualche episodio davvero intrigante e realistico –sono, in realtà, alquanto banali e ordinarie, aderenti a un modello tipo e al modo in cui si immagina si svolgano le indagini investigative: talché, alla fine, non resta altro se non un compendio di regole, una sistematica delle tecniche investigative. Questo e una serie di riflessioni personali, che non sono altro se non un tentativo, in verità dimesso, di dare senso alla vita. Questo è da riconoscere infatti a Carofiglio: l’aver creato un personaggio carismatico, un affascinante affabulatore, che attrae la curiosità e cattura l’attenzione. Difficile, invece, scorgere altro. E così anche con riguardo alla parte finale del romanzo – o, meglio, al non finale – che, se non fosse per la malinconia generata dalla fine degli incontri occasionali fra Giulio e Fenoglio, risulta del tutto priva di carica emozionale. Resta il desiderio, inappagato, di veder compiere qualcosa, qualsiasi cosa, che segni una svolta alla storia. Svolta che manca, e così manca quasi la storia… Manca qualcosa che lasci davvero il segno. O almeno questa è la sommessa interpretazione di chi scrive. Sembra dunque – a voler concludere – che tutto si riduca in fondo a questo: al tentativo di Fenoglio di forgiare Giulio, più che a sua immagine e somiglianza, come un autonomo spirito critico, capace di scorgere la vera essenza delle cose e di demolire così ogni ingenua esitazione. L’unico modo per cambiare (N.d.A, citazione tratta dall’ultima pagina) il caso in destino.

Curiosità: il nome del protagonista è la stessa del partigiano, scrittore, traduttore e drammaturgo italiano Giuseppe Fenoglio detto Beppe (Alba, 1º marzo 1922 – Torino, 18 febbraio 1963).

Da Wikipedia

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