Gomorra 4, la serie

Sono tre i procuratori dell’Antimafia che hanno duramente criticato la produzione Sky, ma la trepidante attesa, malgrado tutto, resta anche per il nuovo capitolo della saga. Sarà la fine?

No spoiler

La notizia che apre il blog italialegge.it non può che riguardare una serie televisiva italianissima e tratta, o forse sarebbe meglio dire, ispirata da un’opera letteraria che ha venduto milioni di copie in Italia e all’estero: Gomorra di Roberto Saviano. La serie televisiva, del resto, ha ottenuto il medesimo successo, anche all’estero. Eppure, la popolarità ottenuta dalla fiction e da Saviano stesso (che ha supervisionato il progetto della trasposizione sul piccolo schermo) pare essere direttamente proporzionale alle polemiche sollevate. Polemiche che incalzano soprattutto ora che manca davvero poco all’inizio della quarta stagione di Gomorra – La serie, prevista appunto per il prossimo venerdì 29 marzo, su Sky Atlantic. Eppure, i dibattiti che ribalzano sul web da un sito all’altro, da un forum all’altro, da un blog, appunto, all’altro, sono sempre gli stessi: questa serie è da guardare, o non è da guardare, ed è da premiare o da stroncare? Intanto pare che resti la manifesta presa di distanze di ben tre autorevoli Procuratori della Repubblica impegnati contro le mafie – Nicola Gratteri, Federico Cafiero de Raho e Giuseppe Borrelli (fonte link: https://www.panorama.it/televisione/serie-tv/gomorra-perche-va-guardata-nonostante-le-critiche/). Circostanza questa che solleva ancor di più – se non bastasse – il polverone di polemiche e attacchi alla fiction sulla camorra. D’altronde, la serie, dal reportage – il best seller, appunto, del 2006 – alla trasposizione televisiva presenta storie personali che si sono innegabilmente umanizzate e, per così dire, “fatte reali”; in modo da generare nel pubblico esiti contrastanti, secondo alcuni, perfino empatia. Ed è proprio in quest’aspetto della vicenda che è davvero difficile dar torto ai magistrati.

Tuttavia non si possono trascurare alcuni elementi ricorrenti e comuni a tutti e tre i precedenti capitoli che sembrano giustificare, malgrado tutte le polemiche, la visione della serie:

  1. Il male non paga e, soprattutto, non premia: l’epilogo per i criminali della serie – anche quelli che riescono nel loro propositi malvagi –  è, di regola, la morte (vedi ad esempio Salvatore Conte, o Pietro Savastano).
  2. La vita dei personaggi malavitosi della serie, sebbene teatralizzata, non appare assolutamente “appetibile”: nonostante la ricchezza e il potere, la quotidianità mostra una vita nient’affatto invidiabile.
  3. E, infine, la condizione di tutti i personaggi, nonostante i fugaci spiragli di luce, è fatta di precarietà e insicurezza; e ciò sia per la ferocia dei nemici che per la perenne spada di Damocle rappresentata dalla Giustizia e della Forze dell’ordine.

Il giudizio finale è pertanto questo: Gomorra è una serie di pregiata qualità; e ciò per diversi motivi: senz’altro per il taglio cinematografico, ma anche per le atmosfere noir e la suspense che anche le musiche partenopee sono in grado di produrre e, non per ultimo, per le capacità recitative degli attori. Il dibattito sulla fiction deve essere pertanto ricondotto a quest’aspetto, e solo a questo, ovvero al piano artistico: l’arte deve evidenziare le parti più buie e drammatiche della realtà; e di certo non è suo compito una placida e tranquillizzante rappresentazione della vita vera. Pertanto, come per il Positivismo e il Realismo, e ancora prima con l’illuminismo, il metodo stilistico non deve essere quello di fotografare la vita, ma di rendere il più possibile la storia narrata verosimile e realistica. Di fatti, solo quando tale elemento di “veridicità” o “verosimiglianza” viene meno, lo spettatore e lo stesso lettore perdono l’incanto della “illusione” e così viene meno pure l’interesse per la storia. Ma ciò non accade in Gomorra che riesce a catturare il pubblico sin dal principio, con atmosfere cupe, la crudeltà e il dolore insito nell’intreccio, nella trama stessa della storia. Questo aspetto è quel che davvero giustifica il giudizio positivo complessivo sulla serie: quanto agli effetti di Gomorra – come ha evidenziato anche la parodia de “TheJackal” –, questi sono imprevedibili e non “direzionabili” a priori. Come, peraltro, vale per ogni opera artistica. D’altronde, l’arte non può essere “contenuta” per il timore degli effetti negativi che essa può provocare nel pubblico. È come dire che un’idea non va esposta per la preoccupazione che essa possa essere travisata. Se proprio si volesse muovere una critica alla serie, potrebbe essere questa: la storia non è stata capace di creare neanche un solo personaggio realistico di rilievo – davvero neanche uno! – riconducibile al mondo della Giustizia e delle Forze dell’ordine; ma, in fine di conti, probabilmente – bisogna ritenere – anche questa è stata una precisa scelta artistica.
Quanto all’ultimo aspetto, e cioè se questa stagione rappresnti l’epiologo di tutta la serie, al riguardo non si hanno ancora comunicazioni ufficiali: ad ogni modo, a voler fare una previsione, il riscontro del pubblico che si preannuncia straordinario anche per questo nuovo capitolo della saga, pare preludere a nuovi, altrettanto attesi, episodi e quindi a un sequel di stagione.
Per terminare, ecco, di seguito, il video-trailer ufficiale di Gomorra, Quarta Stagione, in programmazione su Sky:

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